La crociata del ristoratore di Alghero: “Via dal menù i ricci di mare”

di in News

I ricci di mare si trovano negli oceani e nel mar Mediterraneo in particolar modo. Le tipologie disponibili sono varie, alcune più rare di altre.

Ad oggi sono uno dei frutti di mare più richiesti per il loro sapore, tuttavia a causa del largo utilizzo dei ricci nell’alimentazione, c’è stato un rapido impoverimento dei mari. La situazione potrebbe ben presto peggiorare e portare all’estinzione definitiva.

Per questo, un ristoratore di Alghero ha deciso di dare il suo contributo in maniera piuttosto anticonvenzionale alla salvaguardia di una specie in forte rischio.

Ingredienti

Francesco Deriu, proprietario dell’Alamo, si è proposto in prima persona per salvare l’estinzione dei ricci di mare, una risorsa importante che è attualmente a rischio. Ad Alghero i ricci li chiamano bogamarì e si tratta di un prodotto tipico che ha acquistato grande valore, ma che oggi rischia l’estinzione a causa della pesca abusiva. Una situazione delicata che ne ha anche fatto lievitare il prezzo: al mercato un chilo costa circa 150 euro, finendo a tavola almeno sui venti euro per un primo piatto.

Via i ricci di mare dal menù

Il titolare di Alamo, ristorante di cucina tipica nel centro storico della città, ha deciso quindi di eliminare dal suo menu questa pietanza, per dare una svolta significativa e anche rivoluzionaria. La Regione invece quest’anno ha dato il via alla pesca quindici giorni prima del tempo, con una decisione che ha ovviamente fatto discutere. Dal 1 novembre al 15 aprile sarà possibile pescare i ricci di mare, tuttavia da parte del ristoratore è iniziata una battaglia personale che ha trovato grande corrispondenza su Facebook.

Nel post, volto a sensibilizzare gli utenti e i concorrenti, si tirano in ballo i pescatori e anche i ristoratori. Tutti devono fare la propria parte per poter salvare il riccio di mare. Per questo i partecipanti hanno accettato di disciplinarsi da soli e imporre l’acquisto solo attraverso canali che rispettano i criteri di salvaguardia. Questo tassello è l’ennesimo che segna l’impoverimento dei mari. Tutte le specie sono fondamentali e segnano ovviamente la sopravvivenza dell’ecosistema marino.

Ovviamente un tale invito è rivolto a tutti coloro che a livello nazionale e internazionale sfruttano i ricci di mare per la vendita all’ingrosso e al dettaglio. Non è solo una questione di pesca responsabile ma anche a livello ristorativo da parte di quanti li utilizzano per la preparazione dei piatti. Francesco Deriu si è impegnato in prima linea per preservare il riccio di mare e la sua identità.

L’abusivismo rappresenta forse ad oggi il problema più severo. I pescatori di fatti sono diventati spregiudicati. Non solo raccolgono anche quelli più piccoli ancora in crescita ma lo fanno nel corso di tutto l’anno senza rispettare le scadenze imposte a livello nazionale. Proprio queste pratiche illecite hanno portato l’impoverimento dei mari. Prima i ricci erano così tanti che si trovavano sugli scogli, oggi invece quasi non ce ne sono.

I pescatori autorizzati alla raccolta sono solo 13 ad Alghero, scendono per oltre 6 metri e vanno a caccia di ricci. In tutta la Sardegna poi non si arriva nemmeno a 200. Per questo è importante avvalersi solo di ricci che sono stati pescati nei punti giusti e con le giuste metodiche.

Gabriella Murgia, assessore all’Agricoltura, ha firmato una prescrizione per determinare con correttezza le linee guida da seguire per la pesca. I ricci devono avere almeno 50 millimetri di lunghezza, il limite massimo consentito è di 2000 esemplari al giorno ma tutto varia in base alla tipologia e all’esemplare. I pescatori professionali con unità di appoggio possono pescarne fino a 3500.

Durante il periodo della pesca è possibile immergersi tutti i giorni tranne la domenica, gli sportivi sono abilitati solo il sabato. Il problema resta comunque quello dell’abusivismo che deve essere combattuto.

Deriu ha ammesso di rivolgersi a un solo pescatore da tempo, una persona che rispetta non solo le leggi imposte dalla regione ma anche quelle del mare, con le corrette tempistiche di attesa e di recupero. Il suo grido però è importante e consiglia ai ristoranti, visto l’accaduto, di bloccare la vendita almeno fino a dicembre 2019 anche per dare un segnale importante ai pescatori che si avvalgono di pratiche illecite.

Per fortuna la sua idea ha trovato l’appoggio di tanti ad Alghero che hanno sposato la causa. Non solo eliminare il piatto per il momento dal menu, ma anche appoggiare tutti quei pescatori che rispettano costi e metodologie di pesca rispetto a quanti continuano a vivere dell’abusivismo, distruggendo il mare.

Il sostegno è arrivato da ogni parte del Paese, anche l’associazione Gruppo ha lanciato una petizione attraverso i canali ufficiali per dire basta e fermare la pesca dei ricci di mare. L’obiettivo? Fermare la pesca dei ricci di mare per almeno tre anni, in modo da permettere il ripopolamento della specie ed evitarne una fine prematura.


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