Torino vs Napoli, la sfida dal calcio alla pasticceria tradizionale

di in News

È la sfida che tiene accesi i cuori dei tifosi e non solo, ma è anche una discussione eterna tra due gastronomie e culture del mangiare. Torino vs. Napoli, juventini contro napoletani, ma soprattutto, gianduiotto o babà?

La cultura della pasticceria tradizionale piemontese e campana trova in queste ultime settimane un terreno di sfida attraverso lo sport, ma qualunque sia il vincitore delle disfide calcistiche sa che potrà consolare lo sconfitto offrendogli uno dei tanti prodotti tipici del territorio dell’altro.

La pasticceria tradizionale torinese, tra giandujotti e bicerin

Città sabauda e vero simbolo di eleganza, la prima capitale del Regno d’Italia è anche una città dal retrogusto dolcissimo. La pasticceria di Torino ruota infatti soprattutto intorno al cioccolato, che viene declinato in variazioni che fanno venire l’acquolina in bocca.

È il caso del bicerin, la bevanda calda che ogni buon torinese conosce bene. Si tratta in breve di un caffè espresso, addizionato con crema di latte e cioccolata, che viene preparato nella sua ricetta esclusiva nell’omonimo bar.

Una ricetta custodita gelosamente e segretissima, che fa di una pausa al Bicerin – e a base di bicerin – una tappa irrinunciabile della Torino da gustare.

Cacao venezuelano e nocciole piemontesi sono gli ingredienti dei gianduiotti (ma meglio sarebbe dire giandujotti, nell’uso piemontese) di Guido Castagna.

I piccoli cioccolatini dalla forma a lingottino vengono preparati uno ad uno, e confezionati nella classica carta dorata, pronti per essere serviti come gustosa conclusione del pranzo o per un regalo che sarà graditissimo a tutti.

A Torino non si può rinunciare al gelato da passeggio, soprattutto alla Gelateria La Romana o da Alberto Marchetti, e al cremino, sia classico oppure nella variazione al sale e olio extravergine d’oliva, da gustare rigorosamente da Guido Gobino, il cioccolatiere più conosciuto e apprezzato del Bel Paese.

Pasticceria tradizionale Torino

La pasticceria tradizionale napoletana, il gusto ai piedi del Vesuvio

Pastiera, sfogliatella o babà? Quando si parla di dolci a Napoli e dintorni c’è davvero l’imbarazzo della scelta, e i sapori che caratterizzano i dessert vesuviani sono forse i più conosciuti e apprezzati al mondo.

Non stupisce certamente, dato che Napoli è la patria della pizza e del caffè espresso, ed è dunque ancor più interessante sapere che un tour enogastronomico a Napoli possa iniziare, proseguire e concludersi proprio all’insegna della pasticceria, secca o fresca che sia.

Il principe dei dolci partenopei, soprattutto per fama, è il babà: originario forse della Polonia o della Francia, è a Napoli che diventa famoso, con una preparazione tanto semplice quanto gustosa.

L’impasto viene cotto in forno, dopo una lunga lievitazione e, dopo l’asciugatura, si immerge nel rum o nel limoncello, e accompagnato poi da decori di panna e frutta fresca.

I meno avvezzi all’alcool troveranno nella sfogliatella una compagna ideale. Viene prodotta sia frolla (preparata cioè con la pasta frolla) che riccia, o di Santa Rosa, che si realizza con la pasta sfoglia.

Nata in Costiera Amalfitana in pieno Settecento, come un dolce di recupero, la sfogliatella ha il suo tipico aspetto “a ventaglio”, e viene ancora oggi preparata sia nelle due versioni originali che con panna o crema, nelle varianti santarosa o coda d’aragosta.

Tipica del periodo pasquale è la pastiera napoletana, una sorta di crostata dolcissima realizzata con ricotta, grano cotto nel latte e canditi e lasciata cuocere per un tempo sufficiente a donarle una consistenza morbida e un colore dorato.

A Napoli sono però moltissimi altri i dolci: gli struffoli, ad esempio (impasto fritto, di forma tonda e ricoperto di miele e confettini di zucchero colorato), oppure il dolce biscotto roccocò che fa il pari con i mostaccioli, dei rombi di impasto dolce glassato al cioccolato.

Se a Carnevale si serve il migliaccio napoletano, una torta di semolino, latte e ricotta, per la ricorrenza di San Giuseppe non si rinuncia alle zeppole, il cui impasto di zucchero, uova, farina e burro viene fritto e poi farcino con la crema pasticciera.

Insomma, che tifiate per le zebre bianconere o teniate per l’asinello partenopeo, non preoccupatevi del risultato finale: c’è sempre un dolce con il quale far festa!

babà napoletano

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