Potremmo dire che si tratta di una marmellata d’uva, ma davvero così andremo a sminuire un prodotto di lavorazione ed origini antichissime, perché la scrucchiata non è solo un autentico prodotto d’autore dell’Abruzzo, ma un simbolo d’amore e di legame familiare. La fanno con pazienza e attenzione le nonne per i nipoti, le madri per i figli e le mogli per i mariti. Un simbolo che ha un significato ben preciso: tutto il tempo impiegato per la ricetta è un tempo che viene speso pensando alla persona del cuore. Un prodotto di gratitudine da usare in purezza o, perché no, per farcire i bocconotti secondo la tradizione (ma non quella di Castel Frentano, dove il ripieno è di mandorle e cioccolato fondente).
Iniziare togliendo gli acini da ogni raspo, facendo attenzione ad eliminare quelli che non sembrano perfettamente buoni.
Per ciascun acino, rimuovere pelle e vinaccioli, lasciando così solo la polpa dei chicchi d’uva. Quest’ultima operazione è possibile anche attraverso dei setacci, ma così si perderebbe parte della polpa e tutta la reale magia della scrucchiata abruzzese.
Mettere sul fuoco per una decina di minuti fino a far ammorbidire gli acini dell’uva, poi passare tutto con il passaverdure. A questo punto, aggiungere alla purea ottenuta il miele e lasciare cuocere a fuoco lento sino a che non si addensa (circa 30-40 minuti).
Una volta cotta la scrucchiata, versarla nei barattoli di vetro precedentemente sterilizzati e far cuocere nuovamente a bagnomaria per altri 30 minuti da quando l’acqua inizia a bollire.
La preparazione della scrucchiata abruzzese, come abbiamo visto, è un segno d’amore e di profondo legame con il territorio: se così non fosse, perderebbe ogni senso di appartenenza all’Abruzzo. Da qui anche la scelta delle sole uve di Montepulciano, vitigno simbolo della regione, che vengono schiacciate a mano, scrucchiate come si dice da queste parti, e da qui il nome del prodotto finito. Una ricetta che si prepara con proporzioni gargantuesche: 10, anche 20 chili d’uva e il 10% di parte zuccherina, preferibilmente miele o zucchero. Anche se c’è chi giura che aggiungerlo non serva, perché le uve d’Abruzzo sono buone già così. E come dargli torto?

Giornalista, ma soprattutto appassionato di tutto ciò che ruota intorno al mondo del buon mangiare: da degustatore, da aspirante cuoco, da cultore degli ingredienti.
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