Non c’è turista, viaggiatore o residente che, passeggiando tra i vicoli di questo borgo vista mare del Basso Lazio, non abbia resistito alla tentazione di assaggiare almeno una volta un trancio del suo piatto più celebre. La Tiella di Gaeta, il cibo di pescatori e contadini, è una torta salata da mangiare con le mani e gustare morso dopo morso, preparata sostanzialmente in due varianti: quella con la scarola, simile (ma non identica) alla pizza di scarole napoletana, e quella con polpo e olive (ovviamente, di Gaeta).
In una ciotola capiente (o con l’aiuto di una planetaria) preparate l’impasto della tiella di Gaeta:
Una volta ottenuta una pastella soda e compatta, lasciatela riposare per un’ora coperta da un canovaccio.
Per il ripieno di polpo, procedete come segue:
Dividete l’impasto della tiella di Gaeta in due parti uguali, e usate la prima per rivestire uno stampo rotondo da 24 centimetri. Versate all’interno il ripieno di polpo, pomodori e olive e coprite con la seconda parte dell’impasto, pizzicando i bordi.
Bucherellate la superficie con una forchetta e mettete in forno già caldo a 180 °C statico (170 °C ventilato) per almeno 30 minuti. Lo strato superiore risulterà leggermente dorato, ma non bruciato. Servite tiepida.

I cittadini di Gaeta dicono che, per apprezzarne al meglio morbidezza e compattezza, la tiella va “mangiata con le mani, tagliata a spicchi e con l’olio che cola nelle maniche!”. Questo cibo di altri tempi può essere acquistato a pezzi o si può optare per l’acquisto di una tiella intera da portare a casa come tipicità e consumarla il giorno dopo per pranzo o cena, o per banchetti in compagnia. Come abbiamo visto, però, anche farla in casa è assolutamente semplice e veloce: basta avere gli ingredienti giusti.
Questa torta salata conserva bene i suoi sapori per diversi giorni, ed è questo uno dei motivi principali per cui si intreccia con la cultura marinara e la vita di pescatori e contadini locali. I pescatori durante i viaggi in mare portavano in barca la tiella preparata a casa, come pranzo nelle ore di lavoro o di pesca, e così pure i contadini in campagna. Un cibo genuino che, oggi, oltre ad essere cibo di strada è anche cibo “gourmet” in molti ristoranti del litorale tra Lazio e Campania, dove spesso è la pietanza protagonista, con ripieni innovativi, delle ricette di chef e cuochi d’eccellenza.
La storia della tiella di Gaeta si perde tra molte narrazioni. È citata nel “Codex Diplomaticus Cajetanus” di Gaeta del 997 d.C. come merce di scambio, ma nella cittadina si identifica come suo inventore Ferdinando IV di Borbone (1751-1825), grande estimatore della Tiella con scarola e olive. Si narra che Ferdinando IV, quando si trovava a Gaeta, era solito passeggiare nel borgo marinaro, confondendosi tra gli abitanti nelle stradine e, proprio, tra questi quartieri, pare abbia inventato la Tiella. Mentre ammirava una massaia lavorare il pane, lui stesso prese una teglia di rame, la rivestì con l’impasto del pane e versò al suo interno scarola e olive di Gaeta, che la massaia aveva pronte in una zuppiera in cucina. Vi pose, poi, in superficie un altro disco di pasta ed ecco la nascita della Tiella di Gaeta! Nel corso dei secoli, il ripieno si è arricchito, prediligendo gli ingredienti del territorio, tanto che la Tiella iniziò poi ad essere apprezzata anche da tutta l’aristocrazia, che preferiva il ripieno con il pesce, in particolare, con i calamaretti più pregiati.
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