La ricorrenza liturgica di San Giuseppe lavoratore, padre di Gesù, è da sempre associata alla festa del papà. Nonostante non si tratti di un giorno festivo, in Italia ci sono molti comuni in cui si celebra il giorno del santo patrono con celebrazioni religiose e civili, come a Gela, Salemi, Leonforte e La Spezia. Ed è proprio in questa occasione che si preparano i tradizionali dolci della festa del papà, soprattutto zeppole e bignè (entrambi ripieni di crema pasticcera), ma non solo. Andiamo a scoprire insieme quali sono i 5 dolci tipici di San Giuseppe che vale la pena preparare per regalare un momento di dolcezza e amore ai propri genitori.
Quella della festa del papà è una tradizione che ha origini lontane nella storia, ma che è stata ufficializzata solo nel 1871, anno in cui Papa Pio IX consacrò San Giuseppe come patrono della Chiesa cattolica. Si tratta di una celebrazione diffusa in tutto il mondo, inizialmente festeggiata durante il mese di giugno e successivamente spostata nel mese di Marzo in concomitanza con la ricorrenza della morte di Giuseppe, sposo di Maria e padre di Gesù. Questa celebrazione coincide con la fine dell’inverno e da qui nasce la tradizione dei falò, secondo la quale vengono arsi i residui del raccolto sui campi ed enormi cataste di legna vengono accatastate per essere accese.

Un mix tra la pastiera napoletana e delle cassate siciliane, ma preparate con pasta frolla e ripieno di ricotta. Sicuramente meno conosciute dei bignè, ma non per questo meno buone, le raviole di San Giuseppe sono una ricetta tradizionale della festa del papà a Bologna e in Emilia Romagna. In sostanza si tratta di ravioli dolci di pasta frolla, tipica delle crostate, ma più grandi e ripieni con una ricotta aromatizzata con arancia e limone. Non si friggono, si fanno al forno e sono anche piuttosto semplici da preparare.

Entriamo nel novero dei dolci fritti che si preparano in occasione della festa del papà, ma rimaniamo in quello della tradizione religiosa che incontra la pasticceria italiana. Le frittelle di San Giuseppe sono simili alle castagnole del Carnevale, ma la pastella è più morbida, e soprattutto non prevede ripieno, a differenza di altri dolci simili. La preparazione è piuttosto semplice: burro, zucchero e farina, con un po’ di uvetta (una presenza diffusa nei dolci quaresimali), per un impasto fritto in palline e spolverato di zucchero.

E finalmente tocca a loro: a Napoli, e più in generale nel Sud Italia, la festa del papà non è veramente tale se non ci sono le zeppole napoletane. Un vero e proprio scontro tra titani, zeppola contro bignè, che si riassume sostanzialmente in due elementi: il posizionamento della crema e la presenza dell’amarena. Nel caso del dolce partenopeo, infatti, la base di pasta fritta serve come da vassoio su cui appoggiare la crema pasticcera, mentre sopra non può mancare la ciliegina, ops, l’amarena sul dolce. Tanto belle da vedere quanto buone da mangiare.

Da Napoli passiamo a Roma, e dalle zeppole passiamo a loro, i veri re della festa del papà, i bignè di San Giuseppe. La preparazione non è molto diversa da quella della controparte partenopea: la base è sempre una pâte à choux, o pasta bignè che dir si voglia, fatta in pentola con acqua, burro, zucchero e farina e a cui vengono poi aggiunte le uova man mano. Una volta fritti e gonfiati, i bignè si riempiono di crema pasticcera con una sac à poche e si spolverizzano con zucchero a velo. Semplice, ma gustosissimo.

È una versione leggermente meno calorica ma che non rinuncia al ripieno, eppure i bignè di San Giuseppe al forno sono spesso preferiti rispetto a quelli fritti perché, mancando questa componente così preponderante, si riesce a sentire meglio il sapore della crema pasticcera. La preparazione è pressoché identica a quella della controparte cotta in olio: pasta bignè, che viene poi messa su una placca rivestita di carta forno e cotta in forno ad alta temperatura per favorirne la crescita. Infine, si riempie il tutto e si cosparge di zucchero a velo.
Giornalista, ma soprattutto appassionato di tutto ciò che ruota intorno al mondo del buon mangiare: da degustatore, da aspirante cuoco, da cultore degli ingredienti.
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