Se quello al basilico è il portabandiera della cucina ligure per i foresti (cioè, i non liguri), la salsa di noci è una preziosa testimonianza di quella sapienza gastronomica che fa di questa regione una vera eccellenza italiana, troppo spesso messa in secondo piano da tradizioni più roboanti, ma non per questo più degne di nota. Questo “pesto” biancastro si può gustare in molti modi diversi, ma l’abbinamento preferito è con i pansoti (o pansotti), un tipo di pasta ripieno tipico della Liguria. In alternativa, anche le immancabili trofie faranno la loro degna figura in tavola.
Sgusciate le noci e trasferitele nel bicchiere del frullatore a immersione, oppure in un mixer. Nel frattempo, mettete la mollica di pane in ammollo con il latte.
Frullate i gherigli di noci insieme ai pinoli, l’aglio, il parmigiano e l’olio. Aggiungete il pane ammollato nel latte e scolato, un pizzico di sale e continuate a frullare, fino a ottenere una consistenza liscia e cremosa. Per rendere più cremoso il tutto aggiungete anche un po’ di latte: controllate, infine, il sale.
Trasferite la salsa di noci in una ciotola oppure, se dovete preparare un primo piatto, mettetene circa la metà in una ciotola più grande (una insalatiera andrà benissimo).
Condite infine la pasta con il pesto di noci, allungandolo se serve con poca acqua di cottura.
Se non lo consumate tutto, potete conservare il pesto di noci qualche giorno in frigorifero, coperto con un po’ di olio EVO.
Come molta frutta secca, ad esempio le nocciole che sono ancora oggi diffusissime in Turchia, anche le noci sono storicamente associate al Medio Oriente, su cui Genova per secoli ha esercitato un potere militare e commerciale significativo. Vi basterà pensare che il quartiere di Galata, a Istanbul, è l’antico avamposto dei genovesi nella fu Costantinopoli. Ecco perché, già nel Trecento, compaiono le noci nella cucina del capoluogo ligure e del cosiddetto Genovesato: addirittura, la salsa di noci potrebbe aver preceduto la ricetta del pesto alla genovese, derivando invece dall’agliata, che veniva usata dai navigatori come condimento e metodo di conservazione degli alimenti imbarcati nella cambusa. E a proposito di aglio, in Liguria se ne coltiva una qualità delicata e più digeribile di quello comune: è l’aglio di Vessalico, tipico della Valle Arroscia.

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