C’era una volta un tempo in cui la fame non poteva essere soddisfatta con tutto ciò che il nostro gusto suggerisce, ma con i pochi ingredienti della terra il cui procacciamento dipendeva, inoltre, anche alla generosità della natura. Una vita essenziale ma capace di seguire e valorizzare i ritmi dell’ambiente circostante, e nella quale si dava spazio a ricette di una cucina solo apparentemente povera, ma in realtà ricchissima di gusto. È il caso dei tortelli alla lastra, una specialità tipica dell’Appennino-tosco romagnolo, in particolare del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e dell’alta valle del Savio, dove ancora oggi vengono preparati secondo l’antica ricetta.
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Per la pastella dei tortelli alla lastra, lavorare acqua e farina fino a ottenere un impasto liscio e omogeneo, che può essere fatto a mano o con l’aiuto di una planetaria.
Dopo aver lasciato riposare la pastella per 30 minuti coperta da un canovaccio bagnato, stenderla con un mattarello fino a ottenere una sfoglia spessa pochi millimetri.
Per il ripieno, procedere come segue:
Stendere il ripieno dei tortelli alla lastra così ottenuti su metà dell’impasto, e ricoprirlo con la parte rimanente, così come si farebbe con dei tradizionali ravioli o tortellini. Formare i singoli tortelli con l’aiuto di una rotella dentellata, ottenendo dei quadrati di circa 5 centimetri per lato.
Cuocere i tortelli “a secco” su un testo, o una pietra ollare scaldata sul fuoco, per circa 5 minuti: la superficie dovrà risultare leggermente bruciacchiata, di colore ocra/bianco. Possono essere serviti sia caldi, sia tiepidi.
Bagno di Romagna, Premilcuore, Santa Sofia, Galeata e Corezzo (il cui tortello alla lastra è Prodotto Agroalimentare Tradizionale PAT insieme a quelli dell’Emilia-Romagna: sono questi i comuni che ancora preparano i tortelli alla lastra come si facevano una volta, riproponendo l’antica ricetta di cui, per scopi di tutela e conservazione, si è registrato il marchio. Ma come mai si preparano proprio qui? Per motivi di ordine prettamente pratico e legati alla storia rurale del territorio. Queste zone sono infatti sempre state abbastanza isolate, e in passato c’era necessità di cucinare e preparare dei piatti con i soli ingredienti che la terra metteva a disposizione. Non solo: era necessario che fossero semplici da cucinare e che si conservassero in maniera ottimale anche se portati a lavoro il giorno dopo.
L’economia dell’appennino tosco-romagnolo era storicamente legata all’agricoltura e alla pastorizia, e sia contadini che pastori dovevano trascorrere molto tempo fuori casa nei campi e in montagna con le greggi. I tortelli alla piastra rispondevano molto bene a queste esigenze, e per di più si potevano comodamente preparare anche fuori casa. Perché, come dice il nome stesso, questi speciali tortelli si cuocevano sul fuoco, disposti su una lastra di pietra che anche i lavoratori potevano facilmente portarsi dietro in trasferte più o meno lunghe.
Abbiamo visto, nella ricetta, che i tortelli alla piastra hanno un ripieno fatto con patate e pecorino, ma ci sono numerosi varianti che dipendono dal territorio e dalla stagionalità. Si possono fare, ad esempio:

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