Risotto alla pescatora

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Tra i piatti di pesce più rappresentativi della tradizione gastronomica italiana troviamo senza dubbio il risotto alla pescatora, una preparazione che racchiude in sé l’essenza del mare e la grande capacità della cucina italiana di adattarsi ai territori e alle stagioni. È un primo piatto dalle tante possibili varianti, che cambia volto a seconda delle zone di provenienza, del pescato del giorno e della sensibilità di chi lo prepara. Proprio questa sua natura “aperta” lo rende una ricetta sempre diversa, mai uguale a se stessa, ma riconoscibile per intensità e carattere. Si possono realizzare innumerevoli versioni di risotto alla pescatora: c’è chi parte da un brodetto di pesce fresco, ricco e profumato, ottenuto con lische, teste e aromi, e chi arricchisce il piatto con cozze, vongole, seppie o calamari, creando un mix generoso di sapori marini. Alcuni preferiscono sfumare il riso con vino bianco per esaltarne la freschezza, altri optano per soluzioni più pratiche come l’utilizzo del dado, meno intenso ma ideale quando il tempo è poco. In questa ricetta ti proponiamo la versione pensata dallo chef Simone Finetti per Ricette della Nonna: un equilibrio studiato tra gusto, cremosità e profumi di mare, capace di valorizzare ogni ingrediente senza sovrastarlo.

Ingredienti

  • 320 gr di riso carnaroli
  • 500 gr di cozze
  • 500 gr di vongole (preferibilmente lupini)
  • 200 gr di crostacei misti
  • 200 gr di seppie
  • 200 gr di gallinella
  • carota qb
  • sedano qb
  • cipolla qb
  • olio extravergine d'oliva qb
  • 1 spicchio di aglio
  • 50 gr di salsa di pomodoro
  • Tempo Preparazione: 60 Minuti
  • Tempo Cottura: 20 Minuti
  • Difficoltà: Facile
  • Cucina: Italiana
  • Categoria: Risotto

Come fare il risotto alla pescatora

  1. Iniziare a preparare il brodo di pesce che servirà per bagnare il nostro risotto alla pescatora.

    Pulire perfettamente i pesci e i crostacei, tenendo da parte in ammollo in acqua salata le cozze e le vongole. In un tegame piuttosto capiente far rosolare con olio EVO la mirepoix (ovvero la dadolata di carote, sedano e cipolle), aggiungere i crostacei e le lische di pesce, sfumare con il vino bianco e coprire con abbondante acqua fredda.

    Portare a bollore e lasciare cuocere per circa due ore. A piacimento è possibile realizzare un’infusione con grani di pepe, alloro e finocchietto selvatico.

    Aggiungere dopo il bollore 50 grammi di salsa di pomodoro, che darà colore e sapore al brodo e, dunque, al risotto.

  2. In un tegame pulito tostare il riso a secco, senza cioè impiegare olio o burro.

    Il riso sarà tostato quando inizierà a sprigionare un profumo simile a quello di pop-corn. A questo punto sfumare con del vino bianco, lasciar sfumare l’alcool e aggiungere gradualmente il brodo di pesce.

    Aggiungere nel tegame le pannocchie e le sarde tritate a pezzettini, insieme a una dadolata di pomodorino fresco, che darà dolcezza e sapore al risotto.

  3. In una terza padella, aprire le vongole e le cozze insieme a un goccio di olio EVO e uno spicchio d’aglio.

    Per favorire l’apertura dei molluschi, invece del vino bianco si utilizzerà per sfumare parte del brodo di pesce preparato in precedenza.

    Una volta aperte, cozze e vongole andranno trasferite in una boule di acciaio e coperte con pellicola, per far sì che conservino la morbidezza della polpa.

    Il brodo rimasto andrà infine versato nella pentola con il riso.

  4. In una nuova padella pulita, spadellare i gamberi tagliati a pezzetti insieme alla gallinella.

    Una volta rosolati, andranno “deglassati” aggiungendo un po’ di brodo di pesce. Una volta cotto il pesce, andrà anch’esso trasferito in una seconda boule e coperto con pellicola alimentare.

  5. Togliere la pentola con il riso dal fuoco circa 3 minuti prima del termine previsto della cottura.

    Aggiungere i cubetti di burro ghiacciato e far mantecare il riso muovendo avanti e indietro la pentola. A questo punto, con l’aiuto di un mestolo, versare il riso caldo in un piatto fondo, preferibilmente un cappello del prete.

    Coprire con i pezzi di pesce già cotto e concludere l’impiattamento con le conchiglie (vongole e cozze) aperte a metà, qualche rametto di finocchio selvatico e un filo di olio a crudo.

L’origine del risotto alla pescatora affonda le sue radici nella tradizione delle comunità marinare italiane, dove il pesce era un ingrediente quotidiano e la cucina nasceva dall’esigenza di sfruttare al meglio ciò che il mare offriva. Il termine “pescatora” richiama proprio questo legame diretto con il pescato, con le barche che rientrano in porto e con la necessità di preparare piatti sostanziosi, nutrienti e saporiti. A differenza di altre ricette codificate, il risotto alla pescatora non ha mai avuto una versione unica e ufficiale: è piuttosto il risultato di una cucina di territorio, che si è evoluta nel tempo seguendo le tradizioni locali e le disponibilità stagionali. Dal Nord al Sud Italia, ogni costa ha sviluppato la propria interpretazione, utilizzando i pesci più comuni della zona e adattando la ricetta alle abitudini familiari. Con la diffusione del risotto come tecnica di cottura tipica soprattutto del Nord Italia, l’incontro tra riso e pesce ha dato vita a questo piatto iconico, oggi presente nei ristoranti di tutta la penisola. Il risotto alla pescatora rappresenta così una sintesi perfetta tra mare e terra, tra semplicità e raffinatezza, diventando nel tempo un simbolo della cucina italiana di pesce, capace di raccontare storie di porti, tradizioni e convivialità.

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