Il fritto misto piemontese è quella portata che è fatta come fritto comanda, popolare tipicamente nel Piemonte e molto ricercata nei ristoranti della regione. Nato per usare i tagli meno pregiati come la cucina povera, il fritto misto alla piemontese comprende anche frutta e dolci per un piatto molto diverso. Nonna vi svela come prepararlo proprio secondo la tradizione piemontese: non ci vuole molto, e farà sicuramente un figurone in tavola, anche se per una volta dovrete dimenticarvi di contare le calorie.
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Iniziate a preparare il semolino. Portate a bollore un pentolino col latte e aggiungete il semolino, mescolando per evitare i grumi. Aggiungete lo zucchero al semolino e cuocete per 5 minuti. Versate il tutto in uno stampo.
Tagliate la carne a tocchetti, poi tagliate il semolino (ormai raffreddato) a losanghe. Allo stesso modo, tagliate la frutta a spicchi.
Passate la frutta e gli amaretti tagliati nell’uovo sbattuto e nel pangrattato, ripetendo la procedura due volte, per ottenere una panatura più soda e croccante. Fate lo stesso con le varie interiora.
In una pentola fate scaldare l’olio per friggere fino a 170 °C. Se non avete un termometro da cucina, potete verificare la temperatura con uno stecchino di legno: se una volta inserito nell’olio emette bollicine, la temperatura è giusta.
Friggete dapprima la carne, poi gli amaretti e la frutta, in modo che i succhi della frutta non addolciscano troppo la frittura di carne. Scolate il tutto su una pirofila rivestita di carta assorbente e servite il fritto misto piemontese ancora caldo, dopo aver aggiunto un pizzico di sale.
Il fritto misto piemontese è una portata di fritto alla portata di tutti, o meglio, tutto, perché include veramente di tutto. Nasce, come diverse ricette in tante zone, come metodo molto fino per sfruttare anche quei tagli di carne non proprio pregiati. La parte bella è che include anche frutta e dolci, rendendo il risultato finale ben diverso da un normale misto fritto di carne, di pesce o di verdure.
È tutto da provare, perché gli ingredienti cambiano a seconda di ciò che si ha. Tradizionalmente parlando ha dei punti sempre presenti: si friggono cervella, fegato e animelle. Tutto il resto cambia a seconda della stagionalità e della propria dispensa: ciò che si ha, si frigge.
Anche se la preparazione non è esattamente dietetica, alcune di queste materie prime utilizzate hanno un profilo nutrizionale interessante. Ad esempio la trippa, che ha solo 108 kcal ogni 100 g, di cui 15.8 g di proteine e 5 g di grassi. I cosiddetti tagli “poveri” sono pieni di benefici: le cervella, ad esempio, hanno alto colesterolo ma tantissime vitamine specifiche come la vitamina B2, B1, PP, B6 e B12, poi minerali come ferro, potassio e fosforo.
La cucina romana (nello specifico) è famosa proprio per l’utilizzo di questi tagli, ed è la cucina definita del quinto quarto. Il fritto misto alla piemontese sfrutta ciò che ha a portata di mano.
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