Sono dei biscotti facilissimi, che nella forma ricordano quelle tipiche rocce che si possono trovare nel Sahara, o giù di lì: ecco perché in molti hanno iniziato a chiamarli rose del deserto, e sono diventati una presenza irrinunciabile tra le ricette della nonna. Cuore morbido ed esterno croccante, il perfetto mix per chi cerca sapori sempre originali ma senza dover passare troppo tempo ai fornelli o, come in questo caso, davanti al forno. Ecco come prepararli facilmente anche a casa.
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Come prima cosa, mettete ad ammollare l’uvetta in acqua tiepida.
Proseguite montando lo zucchero con il burro fino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungete una alla volta le uova facendole assorbire bene al composto, prima di unire la successiva. Unite la farina e la fecola setacciate, quindi il lievito. In ultimo aggiungete anche l’uvetta ben strizzata e amalgamate bene.
Riponete in frigo per una mezz’ora.
Prendete una teglia, rivestitela con carta forno e riprendete l’impasto. Aiutandovi con un cucchiaio, formate delle palline di circa 2 – 3 cm di diametro, schiacciatele leggermente e passatele nei cornflakes fino a ricoprirle molto bene. Disponete i biscotti sulla teglia lasciandoli leggermente distanziati perché aumenteranno di volume in cottura.
Infornate a 180 °C per 15 – 20 minuti in forno statico.
Sfornate i biscotti ai cornflakes e consumateli dopo averli lasciati raffreddare.
Come abbiamo visto, il nome di questi biscotti trae origine da una particolare roccia che è molto diffusa nei deserti, soprattutto in quelli dove l’acqua evapora velocemente a causa del calore. Le rose del deserto sono formate dalla cristallizzazione del gesso, che si ottiene tramite l’evaporazione dell’acqua e la stratificazione del solfato di calcio, con forme spesso circolari agglomerate, simili appunto a delle rose. Ne esistono di dimensioni e forme più disparate, dal colore bianco chiaro fino all’ocra e al marrone, e spesso si vendono come souvenir nelle zone desertiche, soprattutto in Africa, negli Stati Uniti e occasionalmente anche in Italia, sugli Appennini dell’Emilia-Romagna.

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