Scafata

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La scafata, conosciuta anche come zuppa di fave, è un piatto semplice e nutriente che affonda le sue radici nella cucina contadina dell’Italia centrale, in particolare del Lazio. Si tratta di una preparazione rustica, fatta con pochi ingredienti genuini, in cui le fave secche o fresche sono protagoniste assolute. La ricetta varia leggermente da zona a zona, ma la base resta invariata: fave cotte lentamente con cipolla, olio extravergine di oliva e aromi, arricchite con guanciale o pancetta per dare maggiore profondità di sapore. In questa versione si aggiungono bietole, lattuga o finocchietto selvatico, che alleggeriscono il piatto e ne bilanciano la cremosità. La scafata viene tradizionalmente servita calda, accompagnata da pane casereccio tostato. È un piatto povero, ma ricco di gusto. La lunga cottura trasforma le fave in una crema avvolgente. La sua forza sta proprio nella semplicità e nella capacità di trasformare in protagonista assoluto un ingrediente povero come le fave.

fave proprietà benefici e controindicazioni

Ingredienti

  • 200 gr di lattuga
  • 150 gr di pancetta a cubetti
  • 800 gr di fave sgranate
  • 3 cucchiai di olio extravergine d'oliva
  • 1 cipolla
  • sale qb
  • pepe qb
  • Tempo Preparazione: 20 Minuti
  • Tempo Cottura: 50 Minuti
  • Dosi: 4 Persone
  • Difficoltà: Facile

Procedimento

  1. In un tegame fate appassire la cipolla tagliata a fettine sottili, aggiungete la pancetta e fatela rosolare per bene.

  2. Aggiungete la lattuga tagliata a striscioline, 1/2 bicchiere di acqua, coprite e lasciate cuocere per 5/6 minuti. A questo punto, unite le fave, aggiungendo ancora 2 bicchieri acqua, pepate e aggiustate di sale, coprite e lasciate cuocere per altri 30/35 minuti, aggiungendo acqua se necessario.

  3. Servite con qualche fettina di pane abbrustolito e se di gusto con una spolverata di pecorino grattugiato.

Le origini della scafata

Dal punto di vista storico e tradizionale, la scafata rappresenta uno dei simboli più autentici della cucina rurale laziale, legata alla vita dei campi e al calendario agricolo. Le fave erano un alimento fondamentale per i contadini: economiche, nutrienti e facilmente conservabili, costituivano una risorsa preziosa soprattutto nei mesi invernali, quando la carne era un lusso raro. La scafata nasce proprio dall’esigenza di preparare un piatto sostanzioso con ciò che la terra offriva, sfruttando le fave secche dell’anno precedente e gli ortaggi disponibili. Secondo alcune tradizioni orali, questo piatto veniva cucinato in grandi pentole comuni, condivise tra più famiglie, soprattutto durante i lavori agricoli più faticosi. Il nome stesso “scafata” sembrerebbe derivare dal gesto di “scafare”, ovvero rompere o schiacciare le fave durante la cottura, fino a ottenere una consistenza densa e vellutata. Ancora oggi, la scafata è legata ai momenti di convivialità e alle feste di paese, in particolare in primavera, quando arrivano le fave fresche. È una ricetta che racconta un passato fatto di sobrietà e ingegno, tramandata di generazione in generazione come patrimonio di memoria e identità gastronomica.

Fave


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