Spaghetti alle vongole fujute

Inventati dal genio di Eduardo De Filippo, questi spaghetti sanno di mare eppure senza pesce: è il vero talento di un maestro del teatro e, a quanto pare, anche della cucina

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Un piatto che sembra arrivare dal mare ma che, in realtà, è un piatto simbolo della cucina povera napoletana, nato forse dalla creatività del drammaturgo e genio del teatro Eduardo De Filippo. Gli spaghetti alle vongole fujute potrebbero anche essere una rivisitazione di una ricetta d’altri tempi, la “Pasta con i sassi di mare”, ideata dai pescatori di Castellammare di Stabia.

Ingredienti

  • 400 gr di spaghetti
  • 100 gr di strutto
  • 100 gr di parmigiano reggiano
  • 50 gr di prezzemolo
  • 3 spicchi di aglio

Tempi e dosi

  • Tempo Preparazione: 5 minuti
  • Tempo Cottura: 15 minuti
  • Dosi: 4 Persone
  • Difficoltà: Facilissima
  • Cucina: Italiana
  • Categoria: Primi Piatti

Procedimento

  1. Mettere a cuocere gli spaghetti in abbondante acqua precedentemente salata.

  2. In una padella antiaderente friggete i pezzetti d’aglio nello strutto. Appena saranno dorati, aggiungete mezzo mestolo d’acqua di cottura degli spaghetti. Lasciate cuocere pochi istanti, poi togliete dal fuoco la padella.

  3. Scolate la pasta, versatela nel condimento, giratela e lasciatela insaporire.

  4. Aggiungete il prezzemolo, mescolate; aggiungete il parmigiano, mescolate. Il parmigiano dovrebbe essere grattato da una scorza, altrimenti è troppo umido e il sapore cambia.

Eduardo De Filippo e gli “Spaghetti alle vongole fujute”

La ricetta degli “spaghetti alle vongole fujute” è un piatto simbolo della cucina partenopea, spesso proposto nei menù di molti locali di Napoli e sempre apprezzato da residenti e turisti. Una pasta super gustosa che si cucina velocemente e facilmente anche a casa, e dove le vongole sono “fujute”, cioè “fuggite”. Perché in questa ricetta le vongole non ci sono, come non c’erano quando, in tempi di ristrettezze economiche, per ricordare i sapori dei primi piatti più lussuosi a base di crostacei e molluschi si cercava di creare l’illusione del sapore del mare in tavola con escamotage e invenzioni fantasiose.

Un piatto sicuramente sbocciato dall’arte creativa di arrangiarsi del popolo campano, ma che è rimasto nella consuetudine culinaria grazie al racconto che lo lega a uno dei più importanti commediografi del Novecento. La tradizione popolare narra, infatti, che fu proprio Eduardo De Filippo, anche se il suo talento di cuoco è poco conosciuto, l’inventore di questa ricetta. Un piatto succulento e curioso che, come a Napoli si racconta, De Filippo preparò per la prima volta una sera del 1947, quando dopo una sua rappresentazione a teatro, troppo stanco per andare a cena, come di consueto, con Titina e Peppino nei locali abituali, tornò a casa con il desiderio di un bel piatto di spaghetti alle vongole. Ahimè, nel suo frigo vuoto non trovò i desiderati molluschi ma solo pochi ingredienti, con i quali compose proprio quel piatto che è passato alla storia come “spaghetti alle vongole fujute”, scaturito accostando alcuni degli elementi tipici dei piatti di mare ma senza molluschi e crostacei, compensati da abbondante presenza di prezzemolo e aglio.

Sempre abbastanza goloso ma senza sfrenatezze e senza mai dimenticare di essere nato povero, il genio del teatro si cimentò nello scrivere diverse quartine in versi anche su pietanze e ricette, una raccolta che sua moglie Isabella Quarantotti De Filippo mise insieme e pubblicò, dopo la sua morte, come un vero poemetto gastronomico dal titolo “Si cucine cumme vogl’ì”. Tra alcune delle righe che Eduardo stesso scrisse, a metà degli anni Sessanta, viene presentata proprio la ricetta degli “Spaghetti alle vongole fujute”, ereditata dalla nonna Concetta: “Le vongole però non sono scappate, la verità è che costavano troppo, così donna Concetta non le ha comprate. In compenso ci offre un’alternativa…”.

spaghetti alle vongole fujute

Stefano Maria Meconi
Stefano Maria Meconi

Giornalista, ma soprattutto appassionato di tutto ciò che ruota intorno al mondo del buon mangiare: da degustatore, da aspirante cuoco, da cultore degli ingredienti.

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