Un dolce che trovate in tutte le varianti possibili e immaginabili al ristorante, una fine pasto che chiunque propone, ma forse non in questa variante: e allora Nonna vi fa assaggiare la panna cotta al caffè, che unisce due riti fondamentali, il dessert e il caffè, di ogni conclusione che si rispetti per pranzi e cene. Prepararla è tanto veloce quanto il tempo che ci impiegherete a finirla: scommettiamo?
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Mettete la gelatina in ammollo in acqua fredda per una decina di minuti. Versate la panna e lo zucchero in un pentolino, portate quasi a bollore.
A questo punto, spegnete il fuoco, aggiungete la gelatina strizzata e mescolate bene con una frusta. Aggiungete il caffè e passate la crema in un colino. Lasciatela intiepidire, mescolando di tanto in tanto, quindi versatela in 4 bicchieri, copriteli con un foglio di alluminio e metteteli in frigo per almeno 3 ore.
Prima di servire, scaldate un po’ di latte e montatelo in schiuma con l’apposito frullino. Versate la schiuma sulla panna cotta, spolverate con il cacao e servite immediatamente.
Una delle principali curiosità sulla panna cotta (al caffè e non solo) riguarda una citazione che ne fece lo scrittore e poeta Giacomo Leopardi nel 1827, definendola come un dolce a base di “fior di latte o panna, gelatina e zucchero”. Una antesignana non tanto diversa dal dessert che mangiamo anche oggi, con la presenza di colla di pesce o, nella versione vegana, sostituibile con l’agar agar. La panna cotta che mangiamo anche oggi è una ricetta più recente, che pare sia nata nel Dopoguerra in Piemonte, ma in molti ne rivendicano natalità e fama. Anche in Giappone, dove è consumata in quantità industriali.

Giornalista, ma soprattutto appassionato di tutto ciò che ruota intorno al mondo del buon mangiare: da degustatore, da aspirante cuoco, da cultore degli ingredienti.
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