Piccole delizie che vanno bene come spuntino, per un aperitivo o per accompagnare qualsiasi pietanza, eppure sono diversissimi da quelli che conoscevi già: i taralli napoletani stanno bene proprio con tutto, ma solo se hai già imparato a conoscerli! Nonna ti racconta la ricetta, la storia e tante curiosità su questo prodotto che non può più mancare in cucina: dalla prima volta che li scopri tra Spaccanapoli e i Quartieri Spagnoli, poi, non puoi più farne a meno e li riproporrai anche a casa.
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Iniziate la preparazione del lievitino sciogliendo il lievito in 80 ml di acqua. Aggiungete poi il composto a 100 g di farina e tutto lo zucchero, amalgamando per formare una pastella morbida. Lasciate riposare per un’ora a temperatura ambiente.
Al termine della lievitazione, aggiungete al lievitino la farina rimasta, le mandorle tritate (potete aiutarvi con il frullatore o farlo al coltello), il pepe macinato e il sale.
Mescolate e, man man, aggiungete lo strutto affinché tutto l’impasto risulti amalgamato e facilmente lavorabile.
Trasferite l’impasto dei taralli napoletani sul piano di lavoro e, man mano, create delle palline da 35 grammi ciascuna. Prendete le due palline e stendetele a mano, allungandole come si fa con gli gnocchi, fino a ricavarne due cilindri lunghi circa 20 centimetri.
Intrecciate i due impasti e chiudeteli con il dito, formando una sorta di ciambellina, che sarà la forma finale del vostro tarallo.
Aggiungete delle mandorle intere sulla superficie del tarallo, trasferiteli sulla teglia coperta con carta forno e cuocete a 160 °C per 60 minuti, o finché risulteranno dorati.
Sfornateli e lasciateli raffreddare prima di gustarli.
Napoli è la città della continua tentazione, perché tutte le strade offrono prelibatezze di ogni genere. Mentre passeggiamo, vediamo negozi e chioschi attrezzati con ogni tipo di offerta culinaria, ma la scritta “Tarallo ‘nzogna e pepe” è ricorrente. La lunga storia di questo prodotto ci racconta anche qualcosa sul nome. Probabilmente deriva dal latino torrere, che significa abbrustolire, ma potrebbe essere anche di derivazione francese dato che danal indica il pane rotondo.
Al di là delle ipotesi, quel che è certo è il grande successo dei taralli, che padroneggiano le strade di Napoli imponendosi come uno degli street food più famosi ed apprezzati. Abbiamo detto che la ricetta dei taralli napoletani nasce come recupero della pasta per il pane, ma nel corso del tempo si è arricchito e a partire dal 1800 nella preparazione vengono inserite le mandorle.
Oggi sono moltissime le varianti dei taralli napoletani, che vanno dai semi di finocchio alle olive, dal peperoncino al rosmarino, senza dimenticare le versioni dolci (come quella dei taralli al naspro) fatte con vino cotto, cioccolato o la semplice aggiunta di zucchero.

Giornalista, ma soprattutto appassionato di tutto ciò che ruota intorno al mondo del buon mangiare: da degustatore, da aspirante cuoco, da cultore degli ingredienti.
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