Come pulire il melograno

di in Come pulire

Affascinante fin dal suo nome scientifico, Punica Granatum, il melograno è una pianta della famiglia delle Lythtraceae, forse la più rappresentata al mondo, le cui origini vanno ricercate nelle regioni dell’India settentrionale e del Medio Oriente.

Coltivata fin dall’antichità per il suo frutto, la melagrana, la Punica è attualmente molto diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo, dove è stata introdotta dai Fenici, dai Greci, dagli Arabi e dai Romani. Proprio questi ultimi, ritenendo che la pianta provenisse dalle regioni tunisine allora occupate dai Cartaginesi, definiti anche Punici, diedero all’albero della melagrana il nome che ancora lo contraddistingue.

La melagrana – dal simbolismo religioso alla tavola delle festività

Caratterizzato da foglie larghe e caduche, da uno sviluppo ad arbusto o ad albero, sebbene piuttosto piccolo, il melograno vegeta in tutto il mondo in centinaia di diverse varietà. Generalmente in primavera produce dei fiori vermigli dal diametro di circa 3 centimetri, dai quali originano i tipici frutti tondi, dalla buccia dura e coriacea, contenenti fino a seicento semi circondati da una polpa gelatinosa e traslucida che, nelle varietà commestibili, si presenta profumata e di sapore dolce.

La melagrana, nota anche con i nomi di mela granata (mela con semi) o semplicemente granata, ha assunto, negli stessi Paesi dei quali la pianta è originaria, una forte valenza simbolica, tanto da comparire già nell’iconografia del IV millennio a.C. in Mesopotamia e proseguire nelle culture successive, da quella greca a quella ebraica, dalla babilonese all’araba, fino alla cristiana.

Da sempre metafora di fertilità e ricchezza, la melagrana nella simbologia ebraica riporta alle virtù di correttezza e onestà, in quella greca all’auspicio di abbondanza e buona fortuna. Nell’iconografia cristiana, il colore rosso intenso dei semi che richiama quello del sangue, conferisce a questo frutto straordinario il potere simbolico della passione di Cristo e del martirio, ma anche dell’Ekklesia che contiene in sé i propri fedeli.

L’antica abitudine ortodossa di introdurre nelle dimore una melagrana, come augurio di prosperità e fertilità per le nuove famiglie, si è trasposta fino ai nostri giorni, tant’è che ancora oggi, soprattutto nei banchetti delle festività di fine anno, è considerato di buon auspicio esporre, e magari mangiare, uno di questi gustosi frutti.

Le proprietà del melograno – non solo buon auspicio

Al di là delle credenze popolari e degli ottimi auspici da sempre attribuiti al granato, il frutto del melograno possiede indubbie doti nutrizionali che è opportuno conoscere, al fine di riservargli un posto sulle nostre tavole che non sia limitato al solo cenone di capodanno.

Ricchissimi di Vitamine A e C, di potassio, fosforo, magnesio, sodio e ferro, il melograno si qualifica come ottima fonte di minerali e vitamine. Il modesto apporto calorico, inoltre, pari a circa 55/70 calorie per etto, accanto al discreto contenuto di fibre che rallentano l’assorbimento degli zuccheri, ne consente l’inserimento in qualsiasi tipo di regime alimentare.

Gli antiossidanti, come le punicalagine e l’acido punicico, contenuti in dosi elevate, ne fanno un frutto quasi miracoloso nella lotta a radicali liberi ed infiammazioni croniche, ma anche a pressione alta e a fastidiosi dolori articolari.

Molto in voga, soprattutto tra gli sportivi, è il succo di melagrana, rinfrescante e salutare, che apporta, oltre ad una discreta dose di energia, un mix di sostanze importanti nel contrastare ipercolesterolemia, arteriosclerosi e cancerogenesi.

Come pulire il melograno senza romperne i chicchi

La parte che appare più complicata su come pulire il melograno consiste proprio nell’apertura del frutto e nell’estrazione dei chicchi che custodisce, senza romperli. In realtà, adottando pochi e semplici accorgimenti, l’operazione diventa molto più semplice di quanto si possa pensare.

Un primo sistema per sgranare il frutto prevede l’asportazione della calotta superiore mediante un profondo taglio della buccia, avendo però cura di non intaccare la polpa. Procedere, quindi, tagliando la buccia in cinque/sei spicchi, partendo dalla calotta asportata e arrivando quasi all’estremità opposta.

A questo punto adagiare il frutto su un piano rigido e strofinarlo con vigore, come se lo si volesse “impastare”. Questa operazione serve a staccare i chicchi dal materiale spugnoso che li tiene uniti. Tenere il granato sospeso su una scodella, con la parte aperta rivolta verso il basso e battere il frutto col dorso di un cucchiaio. Poco alla volta, tutti i chicchi cadranno nella scodella.

Se l’intenzione, piuttosto che di separare i chicchi dalla buccia, una volta realizzato come pulire il melograno è quella di mangiare il frutto, la cosa diventa ancora più semplice. Dopo aver eliminato la calotta, come illustrato sopra, occorre osservare con attenzione la sezione scoperta del frutto, per accorgersi che la sua polpa è naturalmente suddivisa in grossi spicchi da una sorta di membrana spugnosa e bianca.

Incidendo la buccia perpendicolarmente alla calotta, in corrispondenza di queste membrane, e tirando gli spicchi così ottenuti verso l’esterno, il melograno si apre come un fiore, e ogni petalo appare ricoperto di chicchi dolci e succosi, da addentare e sgranare direttamente con i denti.

Se anche questo sistema appare troppo elaborato, si può optare per una spremuta. La melagrana, in questo caso, va trattata proprio come un limone: tagliata a metà nel senso della larghezza, va spremuta con un normale spremiagrumi per ottenere un ottimo succo, rinfrescante ed energetico.

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