La focaccia di Recco è una golosa focaccia sottile di impasto non lievitato farcita con formaggio. La ricetta originale prevede l’utilizzo della Prescinseua, o cagliata . Ma non solo il formaggio fa la differenza: per farla alla maniera originale, ci vuole anche un forno che raggiunga la temperatura di 300 °C, per darle la caratteristica cottura. Se volete replicarla a casa, seguendo i consigli di Nonna, vi basterà usare la crescenza a posto della Prescinseua, molto difficile da trovare fuori dalla Liguria, e portare il forno alla temperatura massima possibile (250 °C è la temperatura ideale, ma se il vostro forno si ferma prima, basterà allungare leggermente la cottura).
Disponete la farina in una ciotola mescolata con 1/2 cucchiaino di sale.
Aggiungete l’olio e l’acqua tiepida versandola poco per volta e incorporandola con un mestolo.
Successivamente impastate con le mani per ottenere un panetto liscio e morbido. Copritelo con un telo e lasciate riposare per un’ora.
Scaldate il forno a 250°C. Suddividete il panetto in due parti che stenderete sopra un piano infarinato, formando due rettangoli molto sottili.
Stendete il primo rettangolo in una teglia da 30×23 cm ben oliata, facendo sbordare l’impasto. Distribuite la crescenza a pezzetti.
Adagiate il secondo rettangolo di sfoglia sulla crescenza.
Eliminate la sfoglia in eccesso rifilando i bordi con un coltello. Arrotolate i margini per chiudere bene il ripieno. Praticate qualche forellino, ungete con un filo d’olio e infornate per 20 minuti circa o finché la focaccia sarà dorata. Togliete la focaccia dal forno e tagliatela dopo averla fatta riposare alcuni minuti.
La focaccia di Recco si distingue in modo netto da altre focacce liguri. Il primo elemento da ricordare è l’assenza di lievito, che la rende diversa dalla classica focaccia alta e soffice diffusa in altre zone della regione. L’impasto nasce infatti da ingredienti molto semplici: farina, acqua, olio e sale. A questi si aggiunge il formaggio fresco, tradizionalmente la Prescinseua (come abbiamo visto) o un prodotto dalla consistenza simile, che costituisce il ripieno. La ricetta è lineare, ma il risultato dipende dall’equilibrio tra sfoglia e farcitura. Questa preparazione si è affermata proprio perché rispondeva bene alla logica della cucina del territorio: pochi elementi disponibili, nessuna lavorazione lunga, massima resa in cottura. La sua identità non si basa sulla ricchezza degli ingredienti, ma sulla precisione della combinazione. È per questo che il prodotto resta immediatamente riconoscibile e continua a rappresentare un punto fermo della tradizione gastronomica di Recco.
Questo comune, che si trova nel tratto di costa compreso tra Genova e il promontorio di Portofino, si presenta con un paesaggio tipico della Riviera di Levante: mare aperto, rilievi vicini, spazi ridotti e un rapporto diretto tra abitato e ambiente. La posizione del borgo, lungo una direttrice naturale di passaggio, ha favorito scambi e continuità di tradizioni, ma senza cancellare un carattere locale molto netto. È da questo equilibrio tra geografia, necessità e abitudine quotidiana che prende forma una delle specialità più note della cucina ligure, la cui tutela è oggi riconosciuta ben oltre i confini regionali.
Negli anni, la notorietà della focaccia di Recco è cresciuta molto anche fuori dalla Liguria, ma il legame con il luogo d’origine resta fondamentale. Il disciplinare IGP ha avuto un ruolo decisivo, perché tutela ingredienti, metodo e caratteristiche del prodotto, fissando un perimetro chiaro entro cui la ricetta può dirsi autentica. Questa protezione serve a evitare interpretazioni troppo lontane dal modello originario e a mantenere saldo il rapporto con il borgo. La diffusione nazionale, intanto, è stata ampia: oggi la si incontra in molti locali, spesso proposta come piatto da condividere o come apertura del pasto. Non tutte le versioni, però, rispettano i criteri IGP, soprattutto quando cambiano impasto, formaggi o modalità di cottura. È giusto distinguerle. La popolarità del nome ha superato l’area d’origine, ma la ricetta tutelata continua a rimandare con precisione a Recco, al suo territorio e a una tradizione nata da condizioni molto specifiche della costa ligure.

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