La pasta con le sarde è uno dei piatti simbolo della cucina siciliana, una ricetta che racconta il Mediterraneo grazie al perfetto equilibrio tra ingredienti di mare e di terra. Alla base ci sono le sarde fresche, pesce azzurro povero ma ricchissimo di sapore, che vengono pulite e utilizzate per creare un condimento avvolgente e aromatico. Immancabile il finocchietto selvatico, elemento identitario del piatto, che con il suo aroma erbaceo e leggermente anisato dona freschezza e profondità. A completare il quadro arrivano cipolla, uvetta e pinoli, un trio che introduce la tipica nota agrodolce tanto cara alla tradizione siciliana. In molte versioni si aggiunge lo zafferano, che colora la pasta di un giallo caldo e ne arricchisce il profilo aromatico. La pasta più utilizzata è quella lunga, come bucatini o spaghetti, ma non mancano varianti con maccheroni o paste corte. Spesso il piatto viene rifinito con una spolverata di pangrattato tostato, chiamato “muddica atturrata”, che sostituisce simbolicamente il formaggio e aggiunge una piacevole nota croccante. Il risultato è una preparazione complessa ma armoniosa, in cui dolcezza, sapidità e freschezza convivono in modo sorprendente, rendendo la pasta con le sarde un piatto intenso, identitario e profondamente legato al territorio.
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Pulite bene le sarde, privandole della testa e delle interiora. Apritene 4 a libretto (serviranno per la decorazione finale) e sfilettate tutte le altre.
Dopo averli puliti, lessate i finocchi in abbondante acqua bollente. Una volta cotti tritateli, tenendo l’acqua di bollitura da parte.
In una padella preparate un soffritto con la cipolla affettata e qualche cucchiaio di olio, quindi aggiungete le acciughe fino a farle sciogliere. Aggiungete anche i filetti di sarda spezzettati e sfumate con il vino bianco facendolo evaporare a fuoco alto.
A questo punto aggiungete i pinoli, l’uva passa e il finocchio tritato. Regolate di sale e pepe e lasciate cuocere a fuoco lento per una decina di minuti. Cuocete la pasta nell’acqua di bollitura dei finocchi.
Passate le sarde, che avevate aperto a libretto e conservato in precedenza, nella farina di semola rimacinata e friggetele nell’olio bollente dorandole per bene su tutti i lati.
Tostate in un padellino il pane grattugiato con qualche cucchiaio d’olio.
Scolate a questo punto la pasta, unitela al condimento con le sarde e mantecate bene il tutto con un mestolo d’acqua di cottura. Impiattate, spolverate con il pangrattato tostato, decorate con una sarda fritta, un po’ di ciuffetti di finocchio e servite in tavola la pasta con le sarde.
L’origine della pasta con le sarde è avvolta da racconti e leggende che affondano le radici nella storia della Sicilia, terra di incontri e contaminazioni culturali. Secondo la tradizione più diffusa, il piatto nascerebbe durante la dominazione araba, quando l’ingegno culinario si unì alla necessità. Si narra che un cuoco al seguito dell’esercito del generale Eufemio, per sfamare le truppe con pochi ingredienti disponibili, mise insieme sarde fresche, finocchietto selvatico raccolto nei campi e spezie di origine orientale come lo zafferano. Da quel gesto improvvisato sarebbe nato uno dei capolavori della cucina isolana. La presenza di uvetta e pinoli conferma l’influenza araba, così come il gusto agrodolce che caratterizza molte ricette siciliane. Nel tempo la pasta con le sarde si è diffusa in tutta l’isola, dando vita a numerose varianti locali. A Palermo, considerata la sua patria d’elezione, è spesso preparata con il pangrattato tostato e una consistenza più cremosa. In altre zone viene servita “in bianco”, senza zafferano, oppure passata al forno come timballo, con strati di pasta e una superficie croccante. Esistono anche versioni più semplici, senza uvetta o pinoli, nate dalla cucina popolare quotidiana. Qualunque sia la variante, la pasta con le sarde resta un piatto che racconta secoli di storia, dominazioni, povertà e ingegno, incarnando alla perfezione l’anima complessa e affascinante della cucina siciliana.
Il consiglio è quello di visitare la Sicilia raggiungendola con un traghetto o un’aereo fino a Catania o a Palermo e da lì prendere a noleggio un auto per un viaggio itinerante tra i luoghi, i profumi e i sapori di questa meravigliosa terra. In questo viaggio avrete la possibilità di apprezzare le prelibatezze gastronomiche di questa regione dalle più famose come gli arancini, le panelle, la cassata, i cannoli, gli spaghetti ai ricci passando a quelle meno conosciute come il panino con la milza (pani ca meusa) o gli sfinciuni di San Vito.

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